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Lo scontro tra moderati e radicali: ad Atene

Nel V secolo a.C., la politica ateniese fu dominata dallo scontro tra due fazioni: i moderati e i radicali. I primi, sostenuti dagli aristocratici e rappresentati inizialmente da Aristide e poi da Cimone, favorivano la pace con Sparta e la prosecuzione della guerra contro la Persia. I secondi, sostenuti dal demos (popolo), volevano espandere il potere ateniese e rafforzare l’influenza della città sul mondo greco. Questo conflitto interno generò una serie di eventi decisivi, che plasmarono il destino di Atene e prepararono il terreno per la futura guerra del Peloponneso.

Il rafforzamento dei moderati

Inizialmente, prevaleva la fazione moderata guidata da Aristide. Il primo momento cruciale avvenne con l’ostracismo di Temistocle nel 470 a.C., che si rifugiò prima ad Argo e poi in Persia dove rimase fino alla sua morte.. Questo evento segnò un rapido rafforzamento della fazione moderata. Ad Aristide seguì Cimone che portò avanti una politica di collaborazione con Sparta e di espansione marittima contro i Persiani. Sotto il suo comando la Lega di Delo ottenne una vittoria contro i persiani nella battaglia dell’Eurimedonte nel 468 a.C., in Asia Minore, che confermò la supremazia ateniese nell’Egeo, garantendo alla città un ruolo di primo piano. A seguito di questa vittoria molte poleis ioniche entrarono nella Lega di Delo, al punto che gran parte del Mar Egeo poteva dirsi in gran parte sotto il controllo della flotta di Atene.

La crisi nei rapporti con Sparta

L’apparente stabilità politica venne scossa da un evento imprevisto: il terremoto che colpì Sparta nel 464 a.C. e la conseguente rivolta degli iloti che approfittarono del cataclisma per ribellarsi agli spartiati. Di fronte alla crisi spartana, Cimone propose di inviare aiuti militari per rafforzare i rapporti tra le due città, ma il rifiuto spartano segnò un punto di svolta. Questo episodio ferì l'orgoglio degli ateniesi e alimentò il risentimento della fazione radicale contro i moderati, che accusò Cimone di essere troppo vicino ai nemici di Atene. Nel 461 a.C. il malcontento degli ateniesi portò all'ostracismo di Cimone, determinando la vittoria definitiva dei radicali.

L’ascesa dei radicali e l’egemonia ateniese

L’uscita di scena di Cimone e dei moderati aprì la strada all'ascesa della fazione radicale al potere e a una nuova fase della politica ateniese. Sotto la guida di Efialte e poi di Pericle, Atene consolidò la propria egemonia e trasformò la Lega di Delo in uno strumento di dominio imperiale. I tributi delle città alleate non vennero più usati solo per la difesa comune, ma per finanziare le ambizioni ateniesi, come la costruzione del Partenone. La politica imperialista di Pericle segnò l'inizio del malcontento anche tra le poleis alleate, costrette a rinunciare alla politica estera e militare ad Atene.

Nel frattempo, la rottura con Sparta divenne insanabile: l’alleanza siglata dai moderati si sgretolò, lasciando le due potenze in una situazione di crescente ostilità. Le scelte politiche adottate in pochi momenti decisivi determinarono conseguenze durature. L’egemonia ateniese si rafforzò grazie alle vittorie militari e alla centralizzazione del potere, ma il prezzo da pagare fu l’instabilità interna e il deterioramento dei rapporti con Sparta. La rivalità tra le due potenze non fu più arginabile e, nel giro di pochi decenni, esplose nella guerra del Peloponneso, il conflitto che avrebbe segnato il declino dell’impero ateniese.

Antica Grecia